giovedì 10 marzo 2011

Cultura e Coscienza

I cetacei nel mediterraneo
Il Mar Mediterraneo rappresenta solo lo 0,8 per cento delle acque di tutto il globo ma raccoglie il 4 ÷ 12% della biodiversità marina totale, possedendo un patrimonio di biodiversità tra i più significativi al mondo: la varietà di ambienti presenti, la posizione centro-mediterranea e la vicinanza con il continente africano, la presenza di grandi e piccole isole, la storia geografica e geologica, hanno fatto sì che si verificassero le condizioni necessarie ad ospitare numeri consistenti di specie animali e vegetali.

Il Mediterraneo, purtroppo, è anche un mare a rischio, soggetto a un’eccezionale perdita di habitat; i Cetacei, ossia le balene e i delfini, sono sicuramente tra le specie che meglio testimoniano lo stato di salute del nostro mare.

Nel bacino del Mediterraneo, delle quasi ottanta specie di Cetacei esistenti, ne sono presenti ventuno tra cui la grande balenottera comune (Balaenoptera physalus), il tursiope (Tursiops truncatus), la stenella striata (Stenella coeuruleoalba), il sempre più raro delfino comune (Delphinus delphis) oltre al capodoglio (Physeter macrocephalus).

Di queste ventuno specie, otto solamente sono regolarmente avvistate nei nostri mari; sono spesso abituali e abbastanza comuni, annoverano popolazioni avvistabili in tutte le stagioni ed è quindi assodato che siano residenti di questo mare, nel quale si alimentano e si riproducono.

Balene e delfini sono maggiormente presenti nelle zone occidentali e centrali del bacino e invece più rari nella zona orientale e nel mar Nero.

Il bacino chiuso del Mediterraneo rappresenta quindi un habitat favorevole per i cetacei: essi occupano i livelli più alti della piramide alimentare, ma sono particolarmente vulnerabili a svariate minacce derivanti per lo più dalle attività umane.

Se infatti in mare i Cetacei hanno pochi nemici naturali, sono numerosi i rischi provocati dalle attività umane.

I fattori di minaccia per i Cetacei:

Degrado dell’habitat
La pressione di un turismo in aumento vertiginoso, l’urbanizzazione eccessiva, l’elevato traffico di idrocarburi, il global change, costituiscono un grave pericolo per la sopravvivenza di questo mare e lo rendono meno adatto ad ospitare specie sensibili come i Cetacei. L’inquinamento dovuto agli scarichi urbani può innescare fenomeni di eutrofizzazione, così come gli eccessi di nutrienti (fosforo e azoto provenienti dall’agricoltura e dai detersivi) possono provocare esplosioni demografiche di alghe pericolose o tossiche.

L’inquinamento chimico
Legato allo sviluppo industriale, l’inquinamento chimico è sicuramente tra le principali minacce ai Cetacei. La densità del catrame pelagico riscontrata nel Mediterraneo, con una media di 38 mg/metro cubo, è la più alta del mondo. Alcuni tipi di sostanze chimiche tossiche provenienti da attività umane, come il mercurio, i PCB, i DDT, tendono ad accumularsi e a concentrarsi all’interno della catena alimentare, diventando pericolosi per i consumatori finali, come gli uomini e i Cetacei.

Catture accidentali (Bycatch)
Uomini e Cetacei utilizzano il mare per procurarsi il cibo e possono entrare in competizione con effetti negativi sia per l’economia ittica che per gli animali; alcune specie come il tursiope, la stenella, il grampo, il capodoglio e il delfino comune, si avvicinano occasionalmente alle attrezzature da pesca, interagendo più spesso con alcune, sottraendo il pesce dalle reti, causando buchi e strappi e, in alcuni casi, possono rimanerne intrappolati. L’attrezzo più pericoloso da questo punto di vista è la rete pelagica derivante, la spadara, messa al bando dalla Commissione Europea dal 2002 e dal 2005 in tutto il Mediterraneo, ma ancora utilizzata illegalmente. Altre interazioni possono avvenire con le reti da posta fisse, più raramente con le reti a strascico, con quelle a circuizione, con le lenze e i palangari. Si stima che ogni anno muoiono nelle reti da pesca mondiali circa 300.000 esemplari di Cetacei, ben 1.000 al giorno. Nonostante il divieto dell’UE, solo nel 2005 la Guardia Costiera Italiana ha sequestrato ben 800 km di reti spadare seguiti dai 600 Km del 2006. Nel mar mediterraneo gli scienziati hanno stimato un numero di uccisioni di 8.000 cetacei all’anno negli attrezzi da pesca.

L’inquinamento acustico
Prodotto dalle numerose imbarcazioni, oltre che dalle attività militari e costiere, interferisce con il biosonar dei Cetacei e con il loro sensibilissimo udito e può essere causa di stress oltre che di interferenza con le attività di ricerca del cibo e di riproduzione.

Collisioni con imbarcazioni
La maggiore problematicità si registra nel periodo estivo, quando oltre all’aumento dei traffici si registra un’alta concentrazione di cetacei che attratti dall’eccezionale abbondanza di plancton rischiano la collisione con le imbarcazioni presenti nel bacino. La mortalità da collisione dei cetacei nel Mediterraneo si attesta tra il 16% e il 19,9%, stima che sembra essere in continuo aumento.

Il bacino del Mediterraneo subisce inoltre uno stress fortissimo derivante dallo straordinario livello di concentrazione dei traffici marittimi ovvero il 30% dei traffici marittimi mondiali e il 25% degli idrocarburi del globo, percentuale peraltro destinata ad aumentare.



Per concludere vorrei solo aggiungere la vita è una cosa meravigliosa e speciale e qualsiasi forma di vita andrebbe tutelata ed aiutata.







Katrin

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